inviato a tutte le testate in data 11/05/2022, Prot. n.3002

Recentemente si è sviluppata una polemica attorno all’Ordine dei Medici di Udine in merito ad alcune dichiarazioni del Presidente Gian Luigi Tiberio riportate in un’intervista ad un quotidiano locale, Il Gazzettino, e poi ripresa da numerosi colleghi ed associazioni nazionali rappresentative del mondo giovanile della medicina.

In merito a queste dichiarazioni, crediamo ci sia assoluto bisogno di fare chiarezza, anche alla luce delle polemiche che si sono innescate di conseguenza.

Innanzitutto è necessario sottolineare che quanto riportato dalle interviste non rappresenta assolutamente il pensiero del Presidente né del Consiglio dell’Ordine dei Medici e che tali espressioni non corrispondono alle parole e ai concetti pronunciati dal dott. Tiberio. L’intervista era centrata sui risultati dell’indagine dell’istituto Piepoli “La condizione dei Medici a due anni dall’inizio della pandemia da Covid-19”, recentemente presentata a Roma dalla FNOMCEO alla presenza del Ministro della Salute. Di tali importanti e preoccupanti risultati che mettono in evidenza il grave disagio subito dalla categoria a seguito dell’improvviso sovraccarico dell’attività lavorativa legato alla pandemia, non vi è traccia nell’articolo.

Nell’intervista, fra gli altri, era sottolineato un aspetto molto rilevante, ovvero che a seguito delle pesanti condizioni lavorative circa un terzo dei medici dai 25 ai 44 anni, potendo, andrebbe subito in pensione. Questa propensione alla pensione anticipata è un dato scioccante che fa riflettere attentamente e mostra chiaramente quanto profonda sia la crisi legata alla perdita di fiducia nel futuro, alla mancanza di speranza di un domani migliore per la nostra professione e per i nostri giovani colleghi.

A dimostrazione della sensibilità nei confronti delle problematiche giovanili e pur nelle difficoltà della gestione ordinistica straordinaria in corso di epidemia COVID, presso l’Ordine dei Medici di Udine è stata istituita una commissione ad hoc per affrontare le difficoltà e dare supporto ai medici recentemente abilitati. Nella Commissione Formazione e Giovani Professionisti, i componenti (rappresentativi di ogni realtà in cui i colleghi lavorano: medici e odontoiatri pubblici, privati e convenzionati) stanno sviluppando con successo progetti mirati a dare un supporto concreto ai medici recentemente abilitati al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Infatti il medico neolaureato (con laurea abilitante), pur in possesso di un ottimo bagaglio di conoscenze teoriche, non possiede le competenze tecniche, burocratiche e pratiche per riuscire ad intervenire in una Professione che negli anni è diventata sempre più complicata. Eppure viene scaraventato nel mondo del lavoro, anche alla luce della progressiva scarsità di medici, assumendo su di sé tutte le responsabilità civili, penali e deontologiche che ne derivano e che negli anni sono progressivamente aumentate. Ma attenzione: il picco della gobba pensionistica (non compensata dai numeri di laureati, tantomeno di specialisti) deve ancora arrivare, quindi il peggio non lo abbiamo ancora vissuto.

In questo contesto, che spesso nel giovane collega già innesca una serie enorme di insicurezze, è proprio il collega meno esperto a coprire i turni e svolgere i lavori meno agiati. La Continuità Assistenziale, infatti, è sorretta (almeno per quanto riguarda la nostra regione) dai giovani medici che assistono la popolazione nei fine settimana e durante le notti. Un servizio, peraltro, che soffre di sempre maggiori carenze costringendo i colleghi a sobbarcarsi doppi turni, a lavorare anche 24 ore consecutive, a coprire territori più ampi di quelli definiti dal Contratto solo per garantire un servizio alla popolazione. E questi colleghi spesso subiscono forti pressioni da parte dei vertici Aziendali affinché effettuino questi turni in deroga ai Contratti Collettivi, mettendo a rischio se stessi ed i pazienti (perché è noto che un medico stanco è più a rischio di commettere errori).

Durante l’epidemia COVID è altresì vero che si sono aperte ulteriori opzioni lavorative. I medici USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), fondamentali per arginare l’avanzata dell’epidemia, sono in larga prevalenza giovani (neoabilitati, medici in formazione o neospecialisti) che si sono trovati nella posizione non invidiabile di lavorare ogni singolo giorno dell’anno, spesso anche in carenza di organico (basti pensare che per certi periodi i medici USCA disponibili, nel Distretto di Udine che conta oltre 150000 persone, erano 3) e privi di diritti fondamentali come ferie o malattia retribuita. Si sono poi aperte posizioni lavorative che possono essere ritenute più agevoli o vantaggiose da un punto di vista economico (basti pensare ai medici vaccinatori) ma restano comunque posizioni con una prospettiva di precarietà.

Questo Consiglio ritiene che se finalmente ai medici viene permesso, in un qualche spiraglio temporale, di svolgere un’attività adeguatamente retribuita e con vantaggi relativi alla propria qualità di vita, questo non debba in alcun modo essere motivo di biasimo nei loro confronti, ma è opportuno che sia stimolo alle Istituzioni per adeguare le condizioni lavorative ed i diritti di tutti i giovani colleghi che con sempre maggiori pressioni e abnegazione stanno dando un contributo fondamentale a tenere in piedi il nostro Sistema Sanitario Regionale, spesso sacrificando affetti, famiglia e vita privata e sociale.

Veniamo poi al capitolo relativo alla formazione. Mettere a paragone lo stipendio percepito da uno specializzando rispetto a quanto percepito da un medico in formazione specifica in Medicina Generale significa semplificare eccessivamente un argomento complesso: si può proprio dire che se Atene piange, Sparta non ride. Da tempo infatti viene richiesta l’istituzione di una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale, ma la parificazione in termini di contratto e di remunerazione dei percorsi formativi, tuttavia, non può prescindere da una revisione dell’intera formazione post-lauream. Infatti risulta necessario che per gli specializzandi vi siano le adeguate tutele (per evitare scandali come quelli recentemente balzati alle cronache), si realizzi realmente una progressiva acquisizione di competenze che renda davvero autonomo il formando, sia rispettato il contratto formativo (senza obbligare gli specializzandi a straordinari non pagati o a lavorare a proprio rischio e pericolo senza il necessario tutoraggio) e siano adeguati gli stipendi agli standard europei che restano mediamente una spanna superiori ai nostri.

Pertanto è impensabile, in un contesto così critico per l’intera Professione medica, di poter attribuire anche solo una parte della colpa di questa crisi alla mancanza di spirito di sacrificio dei nostri giovani colleghi. Questa è una crisi che, come ben sottolineato nel documento recentemente redatto dall’Istituto Piepoli e ripreso dalla FNOMCeO, investe trasversalmente tutti i professionisti, giovani compresi, anch’essi per i suddetti motivi, investiti dal medesimo burnout che colpisce le fasce d’età più avanzate.

Riteniamo che l’impegno a garantire alle nuove generazioni di medici una qualità di lavoro dignitosa ed il supporto necessario a svolgere la nostra professione con serenità debba essere una priorità di tutti i decisori a tutti i livelli. E riteniamo che l’Ordine dei Medici debba agire in questo senso, come già fatto in molte occasioni, anche attraverso il Presidente Tiberio ed attraverso la Commissione Giovani Medici e debba evidenziare questo disagio ai vertici Aziendali e Regionali con la chiarezza che, speriamo, aver avuto con questa nostra comunicazione.

Confidiamo, quindi, che quando gliene sarà concessa una nuova occasione, venga riportato correttamente quando riferito, senza interpretazioni che, come nel caso delle recenti interviste, hanno completamente alterato il significato di quanto riferito.

F.to Consiglio dell’Ordine dei Medici di Udine

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Comunicato stampa del Consiglio Direttivo

 inviato a tutte le testate in data 11/05/2022, Prot. n.3002

Recentemente si è sviluppata una polemica attorno all’Ordine dei Medici di Udine in merito ad alcune dichiarazioni del Presidente Gian Luigi Tiberio riportate in un’intervista ad un quotidiano locale, Il Gazzettino, e poi ripresa da numerosi colleghi ed associazioni nazionali rappresentative del mondo giovanile della medicina.

In merito a queste dichiarazioni, crediamo ci sia assoluto bisogno di fare chiarezza, anche alla luce delle polemiche che si sono innescate di conseguenza.

Innanzitutto è necessario sottolineare che quanto riportato dalle interviste non rappresenta assolutamente il pensiero del Presidente né del Consiglio dell’Ordine dei Medici e che tali espressioni non corrispondono alle parole e ai concetti pronunciati dal dott. Tiberio. L’intervista era centrata sui risultati dell’indagine dell’istituto Piepoli “La condizione dei Medici a due anni dall’inizio della pandemia da Covid-19”, recentemente presentata a Roma dalla FNOMCEO alla presenza del Ministro della Salute. Di tali importanti e preoccupanti risultati che mettono in evidenza il grave disagio subito dalla categoria a seguito dell’improvviso sovraccarico dell’attività lavorativa legato alla pandemia, non vi è traccia nell’articolo.

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Ammissione al corso triennale di Formazione in Medicina Generale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per il triennio 2021/2024

Oggetto: Ammissione, tramite graduatoria riservata, ai sensi dell’art. 12, comma 3, del D. Legge n.35/2019 convertito in L. n. 60/2019, al corso triennale di Formazione in Medicina Generale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per il triennio 2021/2024.

Si comunica che con Decreto del Direttore Generale di ARCS n. 67 del 28 aprile 2022 è stato ammesso, tramite graduatoria riservata, ai sensi dell’art. 12, comma 3, del D. Legge n. 35/2019 convertito in L. n. 60/2019, al corso triennale di Formazione in Medicina Generale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per il triennio 2021/2024, il candidato sotto indicato: 
 
- ID domanda 2928655, in possesso dei titoli richiesti e regolarmente documentati;
 
È già stata richiesta la pubblicazione sul BUR della Regione.
 
ARCS Azienda Regionale di Coordinamento per la Salute
Sede legale Udine – Via Pozzuolo 330 Tel.: + 39 0432/1438010
P. IVA/C.F. 02948180308 PEC: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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La resa dei medici italiani: un terzo sogna la pensione, soprattutto i più giovani. Anelli (FNOMCeO): “Dato scioccante che fa riflettere. Stiamo uccidendo la speranza. Noi amiamo questa professione, chiediamo di poterla esercitare con l’entusiasmo degli i

Tutti i numeri dell’Indagine “La condizione dei medici a due anni dall’inizio della pandemia da Covid-19”, presentata alla Conferenza nazionale sulla Questione medica

Un terzo dei medici italiani, potendo, andrebbe subito in pensione. E, a sognare di poter barattare istantaneamente il camice bianco con una spiaggia esotica o una panchina al parco è proprio la “fetta” più giovane della Professione: il 25% dei medici tra i 25 e 34 anni e il 31% di quelli tra i 35 e i 44 anni.

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