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Internet sul banco degli imputati nel caso sorbitolo

Mentre sul fronte delle indagini si attenuano i rischi di un allarme europeo (sarebbero già state rintracciate tutte le ditte rifornite dall’azienda irlandese che ha commercializzato i lotti), sul fronte della prevenzione arrivano da ministero della Salute e Aifa nuovi avvertimenti sui rischi che si corrono a comprare farmaci sul web. Allarme giustificato? A rileggere i dati di un recente studio dell’Ordine dei farmacisti della Spagna, si direbbe proprio di sì. Perché sui consueti canali distributivi (quelli che hanno nelle farmacie del territorio lo sbocco finale) i paesi europei dispongono di efficienti sistemi di vigilanza, grazie ai quali secondo l’Oms la percentuale di farmaci illegali o contraffatti che riesce a “passare” non supera l’1% del mercato totale (quando invece in paesi come la Nigeria o l’Angola arriva al 50% e in Russia al 35%, anche se i dati ufficiali parlano di un 10%). Discorso diverso per il web, dove i controlli sono molto più difficili e gli acquisti da parte dei consumatori in costante crescita. Tanto che nel 2010 le autorità internazionali stimavano in circa 70 miliardi di euro il valore del mercato mondiale dei farmaci illegali, 30 dei quali soltanto per l’Europa.
Il fatto è che si acquistano medicinali via Internet sempre più spesso: secondo uno studio inglese, dal 2005 al 2007 circa 2,5 milioni di europei hanno acquistato farmaci per la disfunzione erettile via internet. In base a un’altra ricerca condotta nel 2010 in quattordici paesi europei, tra le persone che acquistano farmaci con obbligo di prescrizione al di fuori dei canali autorizzati uno su sei si serve del web. In Italia un cittadino su quattro ritiene che la Rete sia il mezzo più pratico per procurarsi medicinali. Il punto è importante perché al contrario di quanto comunemente si crede non è il prezzo la ragione per cui più spesso si compra su Internet: secondo la ricerca dell’Ordine dei farmacisti spagnoli, per i navigatori contano maggiormente la privacy (puoi acquistare senza farlo sapere a nessuno) e soprattutto l’aggiramento dei divieti: in altri termini, sovente chi compra farmaci su Internet sa che non potrebbe farlo altrimenti.
Il fatto, però, è che tra chi acquista a distanza sono in pochi ad avere un’idea sufficiente dei rischi che si corrono. Come ricordava un paio di anni fa l’Oms, il 62% circa dei medicinali venduti via Internet è contraffatto o falsificato, cioè prodotto senza autorizzazione da laboratori illegali. Che non si preoccupano troppo delle sostanze impiegate nella fabbricazione: secondo Oms e Interpol, per esempio, circa il 50% dei farmaci anti-malaria che circolano nei paesi del sud-est asiatico sarebbe privo di efficacia perché senza principio attivo; nel 2004 in Argentina l’impiego di un farmaco contraffatto con una quantità di sostanza attiva superiore al dovuto causò svariate morti; nel 1999 trenta persone morirono di malaria in Cambogia perché il prodotto somministrato non conteneva artusenato ma una combinazione sulfadoxina/pirimetamina; nel 1995, 89 bambini morirono ad Haiti dopo aver ingerito uno sciroppo a base di paracetamolo, glicerina e glicolo.
Oltre ai rischi, c’è scarsa consapevolezza anche sulle rotte commerciali del farmaco contraffatto: oggi la Gran Bretagna è – assieme alla Germania – la principale porta di passaggio dalla quale i medicinali falsificati accedono al mercato europeo. Ma ci sono altre vie note alle autorità internazionali soltanto in parte: i paesi produttori si collocano soprattutto in Africa, Asia e Sud America, con India, Cina e Pakistan a guidare la classifica (si calcola che i primi due assicurino circa il 40% della produzione mondiale); poi vengono i paesi intermediari: Russia ed Emirati arabi erano fino a poco tempo fa gli snodi strategici ma dopo alcuni interventi da parte delle polizie locali i trafficanti hanno cominciato a servirsi di altri paesi, come Indonesia e Svizzera.

E-commerce di farmaci, pericoloso e vietato in Italia

La vendita di farmaci via Internet in Italia è vietata. Lo ha ribadito il ministro della Salute Renato Balduzzi intervenendo alla trasmissione Porta a porta, in riferimento al caso della donna morta a Barletta dopo la somministrazione di nitrito acquistato online dallo studio medico cui si era rivolta. «Non c’è nel nostro sistema» ha spiegato Balduzzi «norma che consenta l’acquisto di farmaci online, essendo per legge necessaria la mediazione di un farmacista. Il consiglio è quindi quello della prudenza e della cautela; la rete è una grande risorsa, però» ha sottolineato «può essere molto pericolosa, con la rete dunque non si scherza». Un invito alla prudenza è giunto anche dal comandante dei Nas Cosimo Piccinno: «È ovvio che anche gli studi medici non possono acquistare farmaci su Internet; quindi lo studio medico di Barletta ha commesso un illecito poiché la sostanza acquistata come sorbitolo rientra nella farmacopea». Eppure sono molti gli italiani non a conoscenza del divieto di acquisto online: «Il 30-40% delle persone» ha detto Piccinno «non sa che non si possono acquistare farmaci via Internet, e così anche vari medici». Un business, quello dei farmaci online, in continua crescita, come conferma lo stesso Piccinno: «Nell’ultimo anno» ha precisato «sono state sequestrate oltre un milione e mezzo di confezioni di farmaci venduti online. In Italia vie principali sono gli aeroporti di Milano Malpensa e Linate: qui in un anno sono state sequestrate oltre 700 mila compresse arrivate via posta». Oggi, ha avvertito il comandante dei Nas, dietro questo business «c’è la criminalità organizzata e il traffico di farmaci rende attualmente 150 volte di più rispetto al traffico di stupefacenti». Consiglia cautela anche il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: «L’appello è a non acquistare farmaci in rete perché sicuramente non sono farmaci ufficiali sottoposti a controlli secondo criteri di sicurezza».