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Cellule della pelle trasformate in cerebrali, da Usa nuova tecnica

Milano, 15 apr. (Adnkronos Salute) – Ordinarie cellule della pelle trasformate in cellule cerebrali funzionali: un team di scienziati della statunitense Case Western Reserve School of Medicine ha scoperto una nuova tecnica per ottenere questo ‘cambio di identità’. Gli esperti, in uno studio pubblicato su ‘Nature Biotechnology’, spiegano di essere in grado di ottenere il tipo di cellule cerebrali distrutte nei pazienti con sclerosi multipla, paralisi cerebrale e altri disturbi della mielina. L’innovazione permetterebbe la produzione ‘on demand’ di cellule che forniscono una guaina vitale di isolamento che protegge i neuroni e permette la ‘consegna’ di impulsi cerebrali al resto del corpo.

 

Nei pazienti con sclerosi multipla, paralisi cerebrale e malattie genetiche rare chiamate leucodistrofie, le cellule mielinizzanti sono distrutte e non possono essere sostituite. La nuova tecnica prevede di convertire direttamente i fibroblasti – cellule strutturali presenti in abbondanza nella pelle e nella maggior parte degli organi – in oligodendrociti, il tipo di cellula responsabile della mielinizzazione dei neuroni del cervello.

 

“E’ alchimia cellulare – spiega Paul Tesar della Case Western Reserve School of Medicine e autore senior dello studio – Stiamo prendendo una cellula facilmente accessibile e cambiandole completamente identità per farla diventare una cellula di grande valore per la terapia”. In un processo chiamato riprogrammazione cellulare i ricercatori hanno manipolato i livelli di tre proteine per indurre cellule di fibroblasti a diventare precursori di oligodendrociti (cellule progenitrici).

 

Il team ha rapidamente generato miliardi di queste cellule progenitrici indotte (chiamate iOPCs). E soprattutto ha dimostrato che potrebbero rigenerare nuovi rivestimenti di mielina intorno ai nervi dopo essere state trapiantate nei topi. Un risultato che offre la speranza di una tecnica da usare nel trattamenti dei disturbi della mielina nell’uomo. Finora si pensava che le cellule progenitrici di oligodendrociti e gli stessi oligodendrociti si potessero ottenere solo dal tessuto fetale o da cellule staminali pluripotenti. Ora anche questa tecnica è da valutare.

 

“Il campo di riparazione della mielina è stata ostacolato da un’incapacità di generare rapidamente fonti sicure ed efficaci di oligodendrociti funzionali”, ha spiegato il co-autore dello studio, il neuroscienziato Robert Miller secondo il quale “la nuova tecnica potrebbe superare tutti questi problemi fornendo un metodo rapido e semplificato per generare direttamente le cellule produttrici di mielina funzionali”.

 

Questo primo studio ha utilizzato cellule di topo. Il passo successivo è di dimostrare la fattibilità e la sicurezza utilizzando cellule umane in un ambiente di laboratorio. In caso di successo, la tecnica potrebbe avere ampia applicazione terapeutica.